Fabio Guidali, Università degli Studi di Milano

C’è aria di tempesta. Cultura, letteratura e politica nelle riviste della Nuova Sinistra italiana

La storia della Nuova Sinistra italiana è una storia di riviste (e degli uomini e delle donne ad esse legati), non solo di idee e gruppi politici, come l’intervento inviterà a constatare. A metà degli anni Cinquanta, mentre si mette in moto il lento processo verso un’alleanza di governo tra Democrazia Cristiana e Partito Socialista e si avvia il boom economico che sconvolge il tessuto sociale del paese, scrittori, filosofi, sociologi e addetti all’industria culturale manifestano la loro crescente insofferenza nei confronti dell’asservimento alle logiche bipolari della guerra fredda e al giudizio di gusto sulle opere dell’intelletto dettato da autorità di partito. Nella vasta area culturale contesa tra Partito Comunista e Partito Socialista, che va dal marxismo non ortodosso al liberalismo di ispirazione radicale, fiorisce un gran numero di riviste, come Ragionamenti o Il Mulino, le quali, da punti di vista politici e ideologici differenti ma con gli stessi intenti scientifici, contribuiscono a plasmare una nuova Weltanschauung e nuove forme organizzative. Anche la letteratura, con il filone “industriale” (Testori, Volponi, Ottieri ecc.) cerca di interpretare la realtà in mutamento, con tentativi che nascono e muoiono anche intorno alla rivista Menabò di letteratura.
Con i primi anni Sessanta, la critica al centrosinistra e alla cultura di impostazione sociologico-industriale ormai venuta ad affermarsi segue diverse strade, tra cui quella dell’operaismo (che si esprime in particolare attraverso Quaderni Rossi e Classe Operaia) e quella della neoavanguardia. È in questa crisi strisciante che una rivista come Quaderni Piacentini concorre a distruggere ciò che resta delle vecchie letture ideologiche della Sinistra, mirando a costruire un nuovo discorso che allarghi la prospettiva in senso internazionale, inglobando anche i movimenti antimperialisti.
Gli intellettuali attivi in questa fase sono tuttavia travolti dall’inaspettato: il Sessantotto, particolarmente lungo e virulento in Italia, sebbene preparato dalla precedente ricerca filosofica e letteraria, supera di slancio le posizioni incerte e i tempi lunghi della riflessione intellettuale, ponendo di fronte a una scelta: lasciare spazi di autonomia per la letteratura o sostituirla con l’agire politico. La fine della rivista della neoavanguardia Quindici, nel 1969, conficca un ben visibile cartello proprio al bivio tra rivoluzione e arte: un nuovo pubblico di lettori esigenti, battaglieri e perfino bellicosi impone all’intellettuale di abbandonare il suo ruolo di mediatore per gettarsi nella mischia della lotta politica anticapitalista. Le riviste della Nuova Sinistra comprovano dunque come il nodo che lega tra loro i fili di politica e cultura non possa essere sbrigliato senza perdere i nessi che aiutano a comprendere un’intera stagione della vita pubblica italiana ed europea.

Flying into heavy weather. Culture, literature and politics in Italian New Left periodicals

The history of the New Left in Italy is a history of periodicals (and of the men and women involved with them), not only a history of ideas and political groups, as the talk will illustrate. In the mid-Fifties, while the process towards an alliance between Christian Democracy and Socialist Party was under way and the economic boom was beginning to disrupt the social fabric, writers, philosophers, sociologists and cultural industry employees showed signs of impatience for both Cold War patterns of thinking and the subjugation to politically motivated aesthetic judgements. In the vast cultural area contested between the Communist and the Socialist parties, which went from non-orthodox Marxism to radically inspired Liberalism, a large number of periodicals was established. Ragionamenti or Il Mulino, for instance, contributed to shape a new world view and new forms of organisation starting from different political and ideological points of view but with the same scientific purposes. Literature too, with authors such as Testori, Volponi, Ottieri and their “industrial novels”, tried to interpret the changing reality. Some of their literary efforts were born and died on Menabò di letteratura.
In the early Sixties, the criticism against the alliance between Christian Democracy and Socialist Party on the one hand and against the predominance of industrial sociology on the other hand followed different paths, including Workerism (operaismo), in particular on Quaderni Rossi and Classe Operaia, and the New Vanguard (neoavanguardia). In this creeping crisis, a periodical such as Quaderni Piacentini participated in the destruction of what was left of traditional Leftist interpretations, aiming at internationalising and widening the panorama of the discourse to include anti-imperialist movements.
Intellectuals active at that time were nevertheless overwhelmed by something unexpected. The protests of 1968, which were exceptionally long and virulent in Italy though their way had been paved by the previous philosophical and literary debates, rapidly overcame the uncertain positions and the long time span needed for meditation, confronting intellectuals with a choice: leaving room for autonomy for literature or turning to political action.
As the new vanguardist periodical Quindici stopped its publications in 1969, a metaphorical sign was erected at the crossroads between revolution and art: a new demanding, combative, and even bellicose readership forced intellectuals to abandon their role as mediators in order to join the anti-capitalist struggle. New Left periodicals prove that severing the knot that unites politics and culture means failing to understand a whole political season in Italy and in Europe.

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